Premesse

Non sono un Coordinatore alla Sicurezza tantomeno un avvocato ma mi occupo da molti anni di consulenza tecnica ed installazioni su tutto il territorio nazionale.

La mia specializzazione sono le tecnologiche in ambito linee vita e in ambito sicurezza industriale e ambienti confinati.

Conoscere le norme che regolano questo settore è fondamentale quanto conoscere le conseguenze della legge di gravità, legge che non fa mai sconti.

> Ho pensato di scrivere questo articolo partendo dalla notizia che…

sul BURC (Bollettino Ufficiale della Regione Campania) n. 84 del 20 Novembre 2017 è stata finalmente pubblicata la Legge regionale 20 novembre 2017, n. 31  [link al sito della Regione Campania]

avente titolo:

“Disposizioni in materia di prevenzione e protezione dei rischi di cadute dall’alto nelle attività in quota su edifici. Modifiche alla legge regionale 27 febbraio 2007, n. 3 (Disciplina dei lavori pubblici, dei servizi e delle forniture in Campania)”

Dispone l’obbligo di Installazione di linee vita permanente sui tetti di nuove costruzioni oppure in caso di opere riguardanti le coperture che siano soggette a SCIA (escluse quindi le manutenzioni ordinarie).

La norma conta solo un paio di paginette e giusto 2 articoli, ma è già un passo avanti.

Qui il testo integrale

Era stata preannunciata 3 mesi fa e io stesso ho pubblicato in merito un articolo sulla proposta di modifica alla L.R. n.3/2007, avanzata in Consiglio Regionale dal consigliere Vincenzo Maraio.

L’articolo si intitola  “Anche in Campania, presto, la linea vita permanente obbligatoria”  e si conclude con l’augurio di una rapida approvazione.

Ed è stata rapidissima… ma forse potevano metterci qualche settimana in più e fare un ulteriore passetto avanti.

Ti spiego perché, riportando fedelmente l’art. 1, paragrafo b:

“b) sono integrati da un elaborato tecnico della copertura che, con riferimento alle misure di prevenzione e protezione di cui alla lettera a), contiene le indicazioni progettuali, le prescrizioni tecniche, le certificazioni di conformità e quant’altro necessario ai fini della prevenzione e protezione dei rischi di caduta dall’alto.”

Insomma, ancora molto acerba e priva di molte informazioni utili agli operatori del settore.

Sarà probabilmente necessario un ulteriore Decreto Attuativo o un Regolamento che indichi, nei dettagli, l’iter da seguire e che speriamo includa anche l’obbligo, chiaro e inequivocabile, di verifica preventiva delle strutture di supporto: una verifica strutturale.

Così come posta, è una norma che io uso definire di “scuola Lombarda”

Se vuoi sapere cosa intendo per “normativa di scuola lombarda”, prosegui la lettura dell’articolo e scopri dove e quando, le varie regioni d’Italia, obbligano all’installazione di linee vita permanenti e con quali modalità.

Anticaduta permanente in Italia, uno spezzatino normativo

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Negli anni in cui ho girato l’Italia cercando di convincere installatori e imprese ad acquistare le “mie” linee vita e i “miei parapetti” invece di quelli della concorrenza, ho spesso lottato contro i naturali pregiudizi verso “un altro produttore come tanti” ma anche contro la sfiducia causata dalle cattive abitudini adottate da alcuni miei competitor.

Tra queste pratiche, menziono quella in cui alcuni produttori (o i loro commerciali) raccontano ai propri clienti che per installare una linea vita sia “obbligatorio” fare un corso presso di loro salvo dopo non poter installare altre linee vita.

Ho scritto di questa cosa nel mio articolo dal titolo “Io non posso installare le tue linee…”

Molte di queste cattive abitudini sono dovute soprattutto al caos normativo, effetto naturale dell’autonomia regionale in materia di sicurezza e salute nei cantieri.

Differenze normative sulle quali, un po’ per ignoranza ma anche per pigrizia (per non dire furbizia), molti produttori hanno marciato.

Di questo aspetto ne parliamo più avanti, adesso vediamo una fotografia di questo spezzatino normativo.

Facciamo un po’ di ordine dividendo le normative regionali in 3 macro gruppi:

  1. normative regionali di “ispirazione toscana”;
  2. normative regionali di “scuola lombarda”;
  3. la normativa ligure, un “caso isolato”;

All’interno di questi gruppi vi sono principi comuni e differenze a volte importanti, a volte piccole; altre volte ancora sono dei veri e propri copia/incolla.

Le norme d’ispirazione toscana (ispirate al DPGR 75/R del 18 dicembre 2013

Regione Toscana) sono:

  1. la normativa dell’Emilia Romagna (Delibera dell’Assemblea Legislativa n. 149 del 17 dicembre 2013);
  2. la normativa dell’Umbria (Regolamento Regionale 5 dicembre 2014, n. 5.);
  3. la normativa della Sicilia (Decreto Assessorato della Sicilia n. 01754 del 2012);
  4. la normativa del Piemonte (DPGR 23 maggio 2016, n. 6/R);
  5. la normativa del Friuli Venezia Giulia (Legge regionale 16 ottobre 2015, n. 24);

I tratti comuni:

principi generali riconducibili al D.Lgs 81/2008 (è la bibbia) di cui citiamo i fondamentali:

  • l’obbligo di installazione su coperture di altezza superiore ai 2 m rispetto ad un piano stabile;
  • la preferenza per i sistemi di protezione collettiva (parapetti) agli ancoraggi;
  • l’obbligo di installazione di ancoraggi permanenti, in caso di opere che riguardano la copertura, opere a carattere abilitativo (nuove costruzioni, manutenzione straordinaria, ristrutturazione, restauro conservativo);
  • l’obbligo di presentazione di progetto preliminare di linea vita permanente per l’ottenimento del benestare della pratica oggetto dell’intervento (esempio, permesso a costruire);
  • l’obbligo di redazione dell’Elaborato Tecnico di Copertura ad opera di coordinatore alla sicurezza, completo di:

o   Relazione descrittiva;

o   Planimetrie in scala;

o   Elenco prescrizioni dei dpi da impiegare;

o   Verifica strutturale della struttura di supporto (non solo dei fissaggi);

o   Dichiarazione di corretta posa;

o   Manuali uso e manutenzione dei dispositivi;

o   Certificati dei dispositivi

I tratti distintivi sono:

Regione Toscana:

La norma riguarda tutti gli interventi su una copertura fatta eccezione per alcuni descritti nell’art. 2 del DPGR 75R/2013.

Tra gli interventi esclusi sono da segnalare:

  1. a) gli interventi di manutenzione ordinaria che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;
  2. b) le coperture prive di qualsiasi tipo d’impianto con altezza massima (per esempio in colmo) non superiore ai 4 m

Regione Emilia Romagna

Come per la Regione Toscana, l’Emilia Romagna obbliga all’installazione di linee vita permanenti sia in caso di nuove costruzioni sia in caso di opere riguardanti le coperture soggette a procedure abilitative speciali o SCIA.

Inizialmente obbligava alle linee vita permanenti anche in anche in caso di opere riguardanti le facciate vetrate continue, obbligo poi tolto a seguito di revisione.

Sulla situazione normativa della Regione Emilia Romagna ho scritto un articolo, un po’ di tempo fa, dove spiegavo che molti installatori, istigati da fornitori “incompleti”, si ostinavano ancora a non completare le pratiche di installazione.

Vedi l’articolo dal titolo “linee vita: in Emilia Romagna la legge è chiara, evidentemente non per tutti.”

Sulle stesse orme della Toscana e dell’Emilia Romagna, seguono la Regione Umbria e la recente normativa della Regione Piemonte.

La Regione Sicilia, oltre a mantenere tutte le modalità previste dalla Regione Toscana, obbliga che sia un Coordinatore alla Sicurezza a firmare l’ETC finale.

Di tutt’altra natura è la Regione Lombardia (Decreto 119 del 14-01-2009) tanto da poter dire che esiste una “scuola lombarda”. Alla normativa Lombarda si sono ispirati anche:

  1. il Veneto (Delibera 2774 del 22/9/2009);
  2. la Provincia Autonoma di Trento (Legge Provinciale 9 febbraio 2007, n. 3);
  3.    il Friuli Venezia Giulia (Legge Regionale 16 ottobre 2015 n. 24);
  4. la Regione Marche (Legge Regionale 22 aprile 2014 n. 7);
  5. la Regione Campania (Legge Regionale 20 novembre 2017 n. 31)

La normativa lombarda si contraddistingue dalla Toscana per la fumosità degli obblighi di presentazione della documentazione a corredo della linea vita.

Per meglio capirci, la Regione Lombardia, con il decreto n. 119 del 14/01/2009, all’articolo 6 sancisce che, a seguito dell’installazione della linea vita, è necessario predisporre un Elaborato Tecnico che contenga:

o   Elaborato grafico;

o   Elenco e descrizione dei dpi da impiegare;

o   Dichiarazione di corretta posa sulla base dei manuali del produttore;

o   Programma di manutenzione;

o   Certificati dei dispositivi;

o   Dichiarazione di conformità dell’opera in base a quanto previsto dal progetto;

o   Dichiarazione di corretto posizionamento della segnaletica e cartellonistica

Nessuna relazione descrittiva dei principi di progettazione adottati;

La linea vita è progettata per evitare di cadere o è progettata per trattenere appeso chiunque cada? Non è la stessa cosa, cambiano gli sforzi sulle strutture

Nessuna richiesta di verifica strutturale della struttura di supporto (nemmeno dei fissaggi);

Se gli ancoraggi sono certificati secondo la UNI 795 o successive, è compito dell’installatore scegliere il fissaggio in base alla struttura che si ritrova.. possiamo dire, arbitrariamente.

Questa condizione, all’interno del mercato potenziale più grande d’Italia (Lombardia e poi Veneto appunto), se di concetto ha tentato di creare sensibilizzazione alla sicurezza, in assenza di chiarezza e di programmi formativi, ha in realtà creato un circolo vizioso:

  1. I proprietari (ma anche molti tecnici) hanno percepito la linea vita solo come l’ennesimo obbligo burocratico, un costo in più (mancanza di informazione);
  2. gli installatori, di contro, hanno cominciato subito a vedere nelle linee vita un ostacolo da aggirare e non una nuova disciplina da imparare (mancanza di formazione + tendenza generale dei mercati poco specializzati a combattere solo sul prezzo);
  3. molti produttori, per seguire un mercato ignorante e basato sul prezzo, senza perdere tempo e senza dover fare troppi investimenti in test e ricerche, hanno cominciato ad inventarsi dispositivi molto ingegnosi ma con il solo scopo di abbattere i costi pur rimanendo conformi alla UNI 795.

Dispositivi che su una struttura diversa dalla trave in cemento armato larga 20 cm, difficilmente rimarrebbero attaccati ma che tanto in pochi verificano.

Questa cosa è ancora più evidente sui dispositivi da lamiera che, in alcuni casi, sfidano anche i princìpi di fisica elementare.

Ad esempio, la maggior parte dei dispositivi per coperture metalliche a fissaggio scorrevole non tengono conto che sono le lamiere stesse a staccarsi dai listelli a 2/3 kN: 200/300 kg contro i 1200 kg minimi richiesti dalla UNI 11578:2015… ma questa, non è mai considerata responsabilità del produttore bensì dell’installatore!

Risultato finale?

  •      In Lombardia ci sono circa il 70% dei produttori nazionali, di cui 6 o 7 di primaria importanza e di alta qualità mentre il resto, oltre 60, che copiano i primi ma “a sottrarre”; e si autocertificano senza nemmeno mai vedere un laboratorio di prove.
  •      Sempre in Lombardia vengono vendute circa il  60% di tutte le linee vita vendute in Italia, il 90 % delle quali nessuno sa come sono state ancorate o se la trave o le lamiere sono in grado di sostenere gli sforzi in caso di caduta.
  •      I produttori delle altre regioni, per espandersi e crescere, devono tentare il mercato lombardo ma finora chi ci ha provato si è “adeguato” senza tentare di tracciare nuovi sentieri.

E così, molti degli installatori lombardi che ho servito erano soliti dirmi che, se la linea vita che trovavano su un tetto non l’avevano installata loro, preferivano montare un ponteggio.

La Regione Veneto

Il Veneto, con la Delibera della Giunta Regionale n. 2774 del 22-9-2009 calca le orme della Lombardia ma, per questioni politiche, ha tolto l’obbligo nel 2014 dando un duro colpo al mercato locale e facendo un balzo indietro sulla questione sicurezza (vedi Comunicato Stampa del Consiglio Regionale del Veneto del 17 set. 2014.)

Poi sono rinsaviti e l’obbligo di installazione di linee vita permanenti è stato reintrodotto subito dopo con la Legge regionale 16 marzo 2015, n° 4 (BUR n° 27/2015).

ANCORA ATTENDIAMO IL DECRETO ATTUATIVO

La Regione Liguria, un caso isolato*** (errata corrige: vedi note a piè di pagina)

Con la Legge Regionale del 15 febbraio 2010, n. 5, la Regione Liguria impone l’obbligo di installazione di linee vita permanenti con modalità per certi versi simili a quelle della Regione Lombardia, soprattutto per quanto riguarda

nessun obbligo di verifica strutturale dei supporti”

La legge è però interessante per i suoi campi di applicazione: l’obbligo infatti si applica a “tutti gli interventi di nuove costruzioni, ristrutturazioni ed ampliamenti in edilizia, nonché le semplici manutenzioni in copertura o installazioni di impianti tecnici, telematici, fotovoltaici.”

Inoltre è l’unica norma che richiede certi requisiti da parte dell’installatore ovvero “copia dell’autorizzazione ad installare rilasciata dal produttore dei dispositivi, nonché attestazione che gli installatori sono in grado di eseguire lavori secondo quanto specificato all’interno delle linee guida ISPESL per l’esecuzione dei lavori temporanei in quota.”

Il chiedere l’autorizzazione ad installare, rilasciata dal produttore, sarebbe una cosa buona ma il problema è che non esiste nessuna norma che dica al produttore come istruire e su quali basi autorizzare un installatore.*** (errata corrige: vedi note a piè di pagina).

 

Quanto riportato nei vari paragrafi di questo articolo non ha la pretesa di essere la guida ufficiale alle normative regionali in ambito linee vita e sicurezza anticaduta.

Per questo ho riportato fedelmente il nome e il numero delle norme di cui si parla in modo da consentirvi un approfondimento diretto.

Spero comunque di essere stato in grado di sintetizzare e di spiegare i principi base ai quali si ispirano e di trasmettere, al meglio, il senso di confusione nel quale io e i miei colleghi siamo costretti, nostro malgrado, a lavorare.

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*** ERRATA CORRIGE: con la Legge Regionale N. 43 del 17/12/2012, la Liguria ha, negli effetti, abrogato l’obbligo di installazione di Sistemi Anticaduta Permanenti creando confusione nel settore. 

Ho pertanto ritenuto dover scrivere un nuovo articolo dal titolo “Obbligo Linee Vita Permanenti In Liguria? Dipende.”